Elisir di lunga vita: catena Dna
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Elisir di lunga vita: Brian Hanley racconta la sua esperienza

Un microbiologo americano si è fatto iniettare circoletti di DNA estraneo in grado di stimolare la produzione del cosiddetto ormone della crescita. Dopo due iniezioni i primi benefici.

Si può vivere di più? C’è un modo per allungare la nostra vita andando forse contro quello che il destino, o chissà chi o cosa, avevano previsto per ognuno di noi? A queste ad altre domande sta provando a rispondere uno scienziato americano che si è iniettato un elisir di lunga vita e lo sta testando sul proprio corpo.

Il suo nome è Brian Hanley e da un paio di anni convive con DNA estraneo al proprio; sta sperimentando su se stesso una peculiare terapia genica che, riportando i livelli dell’ormone GHRH (Ormone di rilascio della somatrotopina) a quelli giovanili, ha lo scopo di contrastare il processo di invecchiamento. In altre parole, starebbe testando l’efficacia di un vero e proprio ‘elisir di lunga vita’.

Lo scienziato, impegnato per anni nella lotta all’AIDS, ha scoperto che l’ormone GHRH (o somatorelina) si aggancia alle cellule con gli stessi identici recettori del virus dell’HIV. Ciò gli ha suggerito di realizzare una terapia contro l’AIDS basata proprio su questo ormone, che in altri studi aveva evidenziato anche benefici sul sistema immunitario. La sua idea però non fu accolta positivamente dalle case farmaceutiche, ma Hanley, che è fondatore dal 2009 della compagnia di genetica Butterfly Sciences, decise di virare le sue ricerche su una terapia contro l’invecchiamento.

La Somotorelina, spiega lo scienziato, ha come funzione principale quella di promuovere il rilascio dell’ormone della crescita, i cui livelli diminuiscono drasticamente nel passaggio all’età adulta. La terapia ideata dal microbiologo si basa su un semplice concetto matematico: ripristinare i livelli di GHRH a quelli di quando si hanno trenta anni in modo da non far diminuire i livelli dell’ormone. Per farlo, ha creato in laboratorio un plasmide contenente un gene per l’ormone GHRH, una sorta di micro-vescicola con le informazioni genetiche necessarie per produrlo. Successivamente ha fatto sviluppare altri plasmidi ad un laboratorio, pagando circa 10 mila dollari, e se li è fatti iniettare nella coscia attraverso una tecnica chiamata elettroporazione (una forte scossa elettrica dolorosissima, che serve per innescare la rinnovata produzione dell’ormone).

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La prima iniezione risale al 2015. Nel 2016 c’è stato bisogno si una seconda iniezione (con anestesia), dato che gli effetti dei plasmidi durano solo alcuni mesi e non sono eterni. Dopo questa terapia, il microbiologo Hanley spiega che oggi il suo battito cardiaco è diminuito, ha meno colesterolo cattivo, più globuli bianchi e inoltre sottolinea che le sue ferite sembrano guarire più in fretta.

Gli effetti, seguendo le parole di Hanley sembra ottimi ma siccome si tratta di un unico paziente e manca un vero e proprio studio, bisogna dire che è ancora troppo presto per trarre conclusioni e essere sicuri dei risultati finali. Inoltre, per valutare l’insorgenza di potenziali effetti collaterali legati all’ormone della crescita, come tumori e disfunzioni dell’ipofisi, è necessario attendere del tempo ulteriore.

Brian Hanley si augura di essere sulla strada giusta per vivere più a lungo ma onestamente mancano ancora troppi dati e studi certi per poter parlare di “elisir di lunga vita”.

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