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Dopo la Siberia, brucia anche l’Amazzonia. Gli incendi sono in aumento ovunque

Il pianeta terra piange, ma le lacrime non riescono ad asciugare l’Amazzonia. Un Brasile in fiamme, uno dei polmoni più importanti del mondo si sgretola sotto gli incendi studiati ad arte dai grandi latifondisti, così da poter estendere i loro terreni.

Le conseguenze di quanto succede a migliaia di chilometri da noi è però su tutti. Lo scorso 12 agosto, l’OMM, Organizzazione Meteorologica Mondiale delle Nazioni Uniti, attraverso un tweet ha mostrato in un grafico interattivo come il fumo dei roghi, stavolta della Siberia, sia arrivato a coprire qualcosa come 5 milioni di chilometri quadrati di superficie. Un’area superiore all’Europa e a più della metà degli Stati Uniti. Numeri impressionanti, tremendi, tristi. Numeri in crescita. Il Servizio Monitoraggio Atmosferico dell’Unione Europea ha registrato più di cento incendi, da inizio giugno, lungo le coste artiche, con effetti immediati su Russia, Alaska, Canada e Groenlandia.

Proprio negli stessi giorni in cui la Siberia si trasformava in cenere, ecco che anche l’Amazzonia inizia a fumare mentre, notizia che ha creato meno scandalo, un violento incendio ha disintegrato la foresta dell’Isola di Gran Canaria, la seconda per estensione dell’arcipelago spagnolo. La domanda che si fanno gli esperti è semplice: stiamo assistendo ad una crescita degli incendi sul nostro pianeta?

Monitorare questo numero non è facile: i ricercatori si concentrano su parametri diversi, dalla superficie bruciata alle emissioni prodotte. Un recente studio della rivista scientifica Earth System Science Data ha sottolineato quanto sia difficile “contare” i focolai di un anno, un modo sarebbe quello di monitorare i gas e l’aerosol atmosferico. Lo fa il Global Fire Atlas, che ha registrato un aumento importante di CO2 nell’aria.

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Il Global Forest Watch Fires del World Resources Institute, organizzazione di ricerca che opera in oltre 60 Paesi al mondo, ha elaborato da inizio anno i dati provenienti dai satelliti della Nasa e li ha uniti con altri così da poter quantificare il numero di incendi registrati sul pianeta in tempo reale. Come hanno spiegato sul loro sito, le statistiche arrivano da rilevazioni satellitari e mappano lo spazio dei roghi attraverso le variazioni di temperatura. Da inizio anno ad oggi, stando alle osservazioni registrate dal Moderate-resolution Imaging Spectradiometer, hanno rivelato 2 milioni e 910 mila allarmi incendio. Nel 2018 erano stati qualcosa come 100 mila in meno. Nel 2017 addirittura 200 mila.

Numeri clamorosi a cui va per forza dato uno stop. In gioco c’è il futuro di tutti noi,

 

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