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Salvini vuole trasformare l'Italia nel Far West

La morte del carabiniere Mario Cerciello Rega è stata l’occasione giusta per il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per continuare a soffiare sul fuoco. Peccato che gli assassini non fossero marocchini, tunisini o comunque musulmani ma, meglio di niente. Nelle ore immediatamente successiva alla morte del vicebrigadiere ecco che il leader della Lega usa subito parole di odio. Lo fa, ovviamente, sfruttando i suoi canali social: su Facebook è infatti apparso un post relativo alla pena di morte usata negli Stati Uniti dell’amico Donald Trump, per quanto riguarda gli assassini. E subito i suoi seguaci si sono scatenati.

Sperando che l’assassino del nostro povero Carabiniere non esca più di galera, ricordo ai buonisti che negli Stati Uniti chi uccide rischia la pena di morte”. Questo il messaggio del Leader della Lega, che continua: “Non dico di arrivare a tanto, ma al carcere a vita (lavorando ovviamente) questo sì!”. Il suo collega di governo e leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, sottolinea invece come Roma e la sua sicurezza siano stati lasciati soli dallo Stato. Entrambi sbagliano, soprattutto Salvini, perché il caso americano è molto diverso.

Gli Stati Uniti sono infatti lo stato in cui si spara, e si muore, di più al mondo. E nonostante la pena di morte arrivano ben 40 mila morti ammazzati l’anno. Numeri sconvolgenti che sono chiaramente legati alla liberalizzazione delle armi, una legge che Matteo Salvini vorrebbe portare in Italia. Eppure una ricerca dell’Educational Fund to Stop Gun Violence dimostra come la maggior parte delle morti vada a concentrarsi proprio nei luoghi in cui le pistole sono più diffuse: Montana, Wyoming, Alaska. Stati in cui la percentuale di armi supera le 15 unità su 100 mila.

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Dati che erano stati sottolineati, in Italia, anche da Luca Di Bartolomei, nel suo libro “Dritto al cuore” che subito aveva ricevuto polemiche e critiche da parte di Matteo Salvini. Il concetto, in fondo, è semplice: più pistole vogliono dire più morti. E, allo stesso tempo, la pena di morte non vuol dire più sicurezza. Negli States i Centers for Disease Control and Prevention sottolineano come si siano raggiunti i livelli più alti, negli ultimi venti anni, per numero di persone uccise da armi da fuoco. Nel 2017 sono 39.773 vittime, ovvero 12 decessi ogni 100 mila persone, in aumento del 10,1% rispetto al 2010.

E ciò non accade solo per reati, rapine, rapimenti. Si muore per armi da fuoco anche per errore, per sbaglio, magari durante i procedimenti di pulitura o perché pistole e fucili finiscono nelle mani di bambini. Matteo Salvini continua ad ignorare questi dati. E continua, soprattutto, a portare gli Stati Uniti come modello. Ignorando i dati, ma soffiando sul fuoco.

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